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Malta

Borġ in-Nadur sito archeologico situato vicino a Birżebbuġa.

Nel panorama della ricerca preistorica del Mediterraneo centrale, le relazio- ni tra la Sicilia e Malta hanno costituito una sorta di filo rosso a partire dagli studi di L. Bernabò Brea, di J. Evans e di D. Trump fino alle recenti ricerche condotte nell’arcipelago da A. Bonanno, da A. Cazzella e da altri.

Come è noto agli specialisti, tali relazioni interessano tutto il corso della prei- storia, a partire dal Neolitico Medio, e hanno avuto un andamento pressoché costante, con una significativa flessione durante il corso dell’Età del Rame.

Per la fine di questo periodo, gli studi recenti hanno delineato un quadro assai più complesso ed articolato di quanto non si pensasse ancora pochi anni fa. L’arcipelago si inserisce, a partire da questo momento, in un sistema di scambi che avvenivano lungo le rotte che dai Balcani e dalla penisola greca conducevano nel Mediterraneo centrale.

La media età del Bronzo, malgrado la diffusa attestazione di contatti tra la Sicilia e l’arcipelago maltese, corrispondente allo svolgersi rispettivamente delle culture di Thapsos e di Borġ in-Nadur, l’esistenza di tali relazioni, per questo periodo, è stata considerata quasi scontata, senza che si sentisse il bisogno di approfondire l’aspetto delle motivazioni e dei sistemi di scambio.

I siti siciliani con ceramica maltese di Borġ in-Nadur costituisce un’importante messa a punto della presenza di questa classe ceramica in Sicilia, con l’aggiunta di alcune stazioni in cui essa non era stata esplicitamen- te segnalata. Particolarmente interessante è l’attestazione di materiali maltesi nell’area etnea.

L’analisi tecnologica comparata tra le produzioni di Thapsos e di Borġ in-Nadur, seppure condotta solamente a livello autoptico, consente una serie di interessanti confronti che confermano un alto livello di interazione tra le due produzioni; di queste, senza dubbio quella più significativa è l’introduzione della ruota da vasaio in Sicilia già durante l’età di Thapsos, anziché come fino ad oggi noto, nel momento successivo di Pantalica. Sono so- prattutto le ipotesi sul sistema della circolazione e delle modalità di uso che arricchiscono il lavoro del tentativo di andare oltre la mera analisi tipologica delle forme (pure presente e con risultati importanti) e di avanzare fondate ipotesi sul sistema di uso della ceramica maltese nei contesti siciliani.

Anche in questo caso lo studio ha evidenziato come quasi la metà delle forme del repertorio del Bronzo Medio maltese siano presen- ti nei contesti thapsiani e che queste sono associate in un set composto da scodella bacino e brocchetta, non molto dissimile, da quanto nota lo stesso autore, dai set funerari di ceramica di Thapsos.

L’ipotesi della presenza di artigiani di origine maltese al seguito degli entrepreneurs che frequentavano le nostre coste per partecipare agli scambi con i naviganti egei potrebbe apparire una spiegazione soddisfacente per l’elevato livello di accettazione delle ceramiche di Borġ in-Nadur da parte delle genti di Thapsos. Un ultimo aspetto è l’esistenza di importazioni siciliane a Malta, che costituisce un ulteriore elemento che arricchisce il quadro delle relazioni tra Malta e la Sicilia durante il Bronzo Medio, che così diventa assai più complesso di quanto non fosse prima della pubblicazione di questo lavoro.

 

Il tema dei rapporti tra la Sicilia e l’Arcipelago maltese nell’età del Bronzo Medio

“Il tema dei rapporti tra la Sicilia e l’Arcipelago maltese nell’età del Bronzo Medio è stato fortemente trascurato nella letteratura archeologica in favore della storia più antica di questa interrelazione o delle influenze cipriote e micenee riscontrabili nel Mediterraneo centrale nel periodo in questione. Per poter realmente apprezzare il peso culturale della presenza maltese in Sicilia è stato realizzato un corpus di tutte le importazioni ceramiche relative alla cultura di Borg- in-Nadur sulla base della documentazione edita, dell’osservazione di esemplari inediti in esposizione museale e dello studio di nuovi dati solo recentemente messi a disposizione.

 Le evidenze maltesi di Sicilia sono state documentate in 11 siti della Sicilia sud-orientale (Thapsos, Cozzo del Pantano, Plemmirio, Matrensa, Molinello, Ognina, grotta di Calafarina, Vendicari, grotta Chiusazza, Ortigia, Monte San Paolillo), 6 dei quali rappresentati da contesti domestici e i restanti da necropoli, con l’eccezione di Thapsos, di cui si conosce sia l’area residenziale che cimiteriale.

Sulla base dei contesti di rinvenimento delle importazioni in Sicilia e dei loro confronti a Malta è stato possibile delineare l’incremento dell’attività di frequentazione maltese ed interscambio all’interno della facies di Thapsos con un climax all’interno della fase di Thapsos 2, in concomitanza col picco massimo di miceneizzazione delle culture locali”.

 Davide Tanasi

La Sicilia e l’arcipelago Maltese, kasa 2008