Bronzo e mare: l’alba delle relazioni mediterranee

L’età del Bronzo in Europa (2300 a.C. - 950-800 a.C.) è un momento storico e culturale in cui si intensificano gli interscambi culturali, correlati allo sviluppo di fiorenti commerci e alla fitta corrispondenza tra popoli costieri.

Questa è un’epoca di grandi viaggi, che vede coinvolte le terre del Tirreno, dello Ionio, dell’Adriatico, dell’Egeo e del Vicino Oriente.

I rapporti di reciprocità tra queste aree sembrano confermati dalla grande quantità di ceramica micenea rinvenuta lungo le coste del Mediterraneo e dai recenti ritrovamenti del relitto di Uluburun e di Capo Gelidonya, tanto da rendere questo stesso mare la culla dei rapporti internazionali e dei traffici commerciali.

Materiali questi che si dimostrano una fonte di inestimabile importanza per l’attestazione certa di un innegabile sviluppo del commercio tra il mediterraneo, l’area egea e l’Egitto attestando l’esistenza di uno stretto circuito di scambi nel periodo compreso tra il XIV ed il XII secolo a.C.

Non solo il rinvenimento della ceramica e dei relitti ma anche e soprattutto il vertiginoso aumento della diffusione dei vari metalli, conferma l’ampio sviluppo di scambi internazionali nell’intero arco che va dal Mediterraneo centrale alla costa levantina all’Egeo, a Cipro.

I metalli più commercializzati erano il rame e lo stagno, minerali metalliferi utilizzati per fabbricare il bronzo, poi commercializzato in forma di lingotti. Grazie al rinvenimento di tali lingotti in alcuni fondali del Mediterraneo è stato possibile individuare relitti antichi, preziosi per l’acquisizione di ulteriori informazioni sullo stato dei commerci dell’età del Bronzo.

Per millenni il Mediterraneo era considerato dalle popolazioni costiere come uno spazio misterioso, a volte ostile e inospitale, popolato da mostri e divinità sconosciute. Navigare questo mare era difficile in ogni stagione ma per sei mesi l’anno (da ottobre a marzo) era quasi impossibile, per le avverse condizioni del tempo.