Ustica
Il viaggio parte da Ustica (Palermo)
Ustica l’isola posta nel cuore del Tirreno che presenta il “Villaggio preistorico meglio conservato dell’età del Bronzo del Mediterraneo centrale” ovvero il Villaggio Preistorico dei Faraglioni.
Le “Rotte del Mediterraneo nell’età del Bronzo” propongono un percorso di conoscenza e di divulgazione di fucine di “civiltà preelleniche” e una valorizzazione dei siti che hanno un legame nella preistoria recente accomunati da una koinè mediterranea con piccoli o grandi contatti con il grande mondo egeo-minoico-mi- ceneo-anatolico.
In quest’età di grandi navigazioni «nulla è immobile nel Mediterraneo».
Un mare che è «forse il più dinamico luogo di interazione tra società diverse sulla faccia del pianeta» come scriveva David Abulafia nel suo mirabile saggio sul «grande mare», utilizzando il termine che la tradizione ebraica adopera per definire il Mediterraneo. Un mare dove tutto è in divenire e più che le astratte identità spiccano le forti individualità che ne hanno forgiato eventi e ambienti (Tusa, 2015).
Coacervo di vite, genti, ambienti e nature, ma anche di sostrati e parastrati della preistoria e della storia che in questo mare si mescolano lasciando molteplici tracce e memorie.
Se l’età del Rame era stato per molte isole un momento di decadenza (Bernabò Brea 2016) la prima età del Bronzo rappresenta per esse un motivo di grande prosperità.
Sono le isole ad essere avvantaggiate grazie alla loro fortunata posizione geografica perché poste lungo le rotte di navigazione del Mediterraneo.
E questo progetto parte proprio dalle isole di Ustica, Vivara, Lipari, Filicudi, Salina, Panarea, Stromboli, Ischia e Pantelleria “cerniere” del Mediterraneo e itinerari insulari posizionati lungo il cammino ego-mediterraneo. Da tutte queste isole cosiddette “minori” che nell’età del Bronzo divennero “empori” del commercio mediterraneo parte il nostro Itinerario Culturale.
Il villaggio preistorico dei Faraglioni
Parco Archeologico di Himera Solunto e Iato Villaggio Preistorico dei Faraglioni di Ustica
Direzione Domenico Targia
Funzionaria archeologa Laura Di Leonardo
Grazie al suo ottimo stato di conservazione e all’e- norme mole di materiale restituito, costituisce un esempio significativo e completo di abitato della Media Età del Bronzo (1400-1200 a.C.), testimoniando un momento di particolare sviluppo e di intenso popolamento dell’isola.
Il villaggio, situato in Contrada Tramontana, si esten- deva in un’area di oltre 7000 mq su un’ampia cuspide affacciata sul mare; era naturalmente difeso a oriente dall’alta scogliera, sugli altri tre lati era chiuso e protetto da una possente fortificazione ad andamento curvilineo, intervallata da contrafforti semicircolari.

Ciò che caratterizza il villaggio di capanne è l’articolato impianto “protourbano” contraddistinto da regolari percorsi viari; tale peculiarità lo rende uno dei più importanti complessi di età preistorica dell’intero bacino del Mediterraneo.
Le capanne erano per lo più di forma circolare, ovoidale o rettangolare con angoli arrotondati ed erano adiacenti a spazi all’aperto semplicemente recintati.
All’interno erano per lo più dotate di banchina e, in molti casi, di apprestamenti per la molitura: in particolare, sui pavimenti delle capanne, si sono rinvenute grandi piattaforme di macina ancora nella loro originaria posizione.
L’arredo dell’interno è risultato particolarmente ricco e ben conservato, documentando, quindi, oltre all’abbandono improvviso dell’insediamento, anche un elevato tenore di vita della popolazione residente che, probabilmente, doveva basare la sua economia i sussistenza sia sulle tradizionali attività legate alla pastorizia, all’agricoltura e alla pesca che sui commerci transmarini, di cui tuttavia esistono ancora poche e sporadiche testimonianze.
Lo stile dei vasi, sebbene elaborato localmente, richiama quello delle coeve ceramiche del Villaggio del Milazzese di Panarea, nelle Isole Eolie, e quello dei vasi dello Stile di Thapsos, così denominato dalla ben nota stazione preistorica individuata sulla penisola di Magnisi nel siracusano.
Museo archeologico "Padre Carmelo Seminara da Gangi"
Straordinarie sono l’abbondanza e la varietà della suppellettile domestica restituita dagli scavi archeologici, in parte esposta nel locale Museo inaugurato nel 2010 nel complesso dei
cameroni di Largo di Guardia, un edificio situato sul costone che domina la Cala di Santa Maria utilizzato come prigione fin da epoca borbonica e successivamente destinato a quei confinati, anche politici, che trasgredivano il regolamento.
L’esposizione si sviluppa in due padiglioni attraverso un’ampia selezione di reperti relativi in prevalenza alle fasi più rilevanti del popolamento dell’isola; il Padiglione A è dedicato alla preistoria dell’isola, il Padiglione B al periodo compreso tra l’età ellenistica e la tarda antichità.
